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Domenica 28 Ottobre 2012 20:17

San Sebastiano 2012

Per quei prodigi strepitosi avvenuti nella tua vita, ti preghiamo, o glorioso martire San Sebastiano, di poter essere sempre animati da quella fede e da quella carità che opera i più grandi prodigi e poter essere così favoriti dalla divina assistenza in tutti i nostri bisogni.

Brani dal vivo S. Messa - S. Sebastiano 2012
01 - Acclamate al Signore

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02 - Signore pietà

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03 - Gloria in excelsis Deo

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04 - Alleluia

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05 - Con questo pane con questo vino

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06 - Santo

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07 - Aglello di Dio

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08 - Pane di vita nuova

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09 - Come Tu mi vuoi

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Coro parrocchiale --Pagliara-- 5 Agosto 2012
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La novena di preparazione alla festa di S. Maria della Catena, ci invita a incrementare la nostra lode a Dio per le meraviglie operate nella fanciulla di Nazareth, e con lei e come lei magnificare il Signore con il canto della riconoscenza. Questo concerto-meditazione vuole essere un momento di riflessione sulla figura di Maria, Madre donata alla Chiesa dal Cristo morente sulla croce. Attraverso i canti, le pagine bibliche, patristiche e della liturgia cristiana, renderemo onore a colei che tutte le generazioni chiamano “beata”.

B r a n i   d e l   c o n c e r t o
01 - Ave mundi spes Maria

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02 - Madre fiducia nostra

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03 - Cose stupende

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04 - Ave Maria

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05 - Ave Maria

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06 - Maria

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07 - Donna gloriosa

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08 - Totus tuus

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09 - Magnificat

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10 - Jubilate Deo

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29 Agosto 2011
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Giovedì 25 Agosto 2011 17:12

Peregrinatio Madonna del Tindari

Che tra gli abitanti dei paesi che s’affacciano sulla valle del Dinarini fosse intensa e profonda la devozione per la Madonna Nera del Tindari è testimoniato dal fatto che da decenni essi si recano annualmente in pellegrinaggio, attraverso i Monti Peloritani, nel suo antico e famoso santuario a picco sul Mar Tirreno, ma che l’accoglienza riservata a Lei, che pellegrina, dall’11 al 27 luglio, ha voluto incontrare i suoi devoti nei luoghi natii, una volta appartenenti all’Archimandritato del SS. Salvatore, fosse stata così calorosa e partecipata, è andato al di là di ogni aspettativa.
In tanti, in macchina e in pullman, l’hanno scortata fin dalla partenza dal santuario per la carrozzabile di montagna e, quando ha raggiunto le porte di Mandanici, ad attenderla tra i moltissimi fedeli c’era l’arcivescovo metropolita di Messina, mons. Calogero La Piana, con i due parroci della Vallata, padre Salvatore Orlando e padre Santino Caminiti, e i sindaci di Mandanici Armando Carpo, di Pagliara Santino Di Bella, di Roccalumera Gianni Miasi e di Alì Carmelo Satta. Erano ancora presenti l’assessore provinciale ai Lavori Pubblici Lino Monea, il consigliere provinciale Giuseppe Lombardo e, in rappresentanza delle autorità militari, il maresciallo Rosario Carrolo, comandante della stazione dei Carabinieri di Mandanici.
La cara e ieratica immagine della Bella Madre “’o Tunnaru”, appartenente al genere delle Odigitrie del Medio Oriente,è stata accompagnata dalla banda musicale di Mongiuffi Melia che ha eseguito musiche di canti mariani intervallate dal suono ancestrale del tamburo, ritmato magistralmente da Antonio Sturiale, mentre in processione sfilavano le componenti delle varie comunità parrocchiali con i rispettivi stendardi, i vigili urbani in alta uniforme con i gonfaloni civici e i rappresentanti della Croce Rossa Italiana con le proprie insegne. Al tocco festoso delle campane del vespro, l’imponente corteo è entrato nella monumentale matrice S. Domenica stracolma di pellegrini. Mandanici per tre giorni è stata meta di un ininterrotto e devoto pellegrinaggio caratterizzato da celebrazioni, preghiere, processioni e da un concerto di canti mariani curato dalla corale “Madre Veronica” diretta dalla suora cappuccina Graziella Pulitano.
E’ proseguita così quest’attesa peregrinatio mariana che, grazie anche al servizio dei bus-navetta, ha visto la partecipazione di molti fedeli dell’interland e ha toccato tutte le contrade della Valle degli Ulivi ad iniziare da Badia, sede della celebre abbazia basiliana della SS. Annunziata, per continuare nella parrocchia S. Giovanni di Locadi, antichissima cittadina forse prearaba ed attuale pittoresca frazione simile ad un piccolo presepe a precipizio sulla fiumara. In queste due località si sono rinnovate le manifestazioni spontanee di devozione culminate, a Badia, in una celebrazione eucaristica molto partecipata e, a Locadi, nel gioioso omaggio dei bambini che, richiamati dalla Mamma celeste, hanno pregato, cantato e fatto festa.
Quarta tappa è stata Pagliara: nella parrocchia ss. Pietro e Paolo celebrazione eucaristica, presieduta dal Rettore del Santuario, don Antonino Gregorio e nella chiesa di s. Sebastiano una veglia vocazionale guidata dalle suore Speranzine del santuario di Tindari e poi ancora recita del s. Rosario, Confessioni, Processioni e tanta preghiera. La Madonna è stata, quindi, portata nella frazione, più a valle, di Rocchenere: nella parrocchia S. Francesco di Paola il momento culminate è stato quello della preghiera assieme agli ammalati, molti dei quali, non potendo più andare in pellegrinaggio nella lontana casa di Maria, hanno atteso con ansia di poter riabbracciare la Salus informorum, così invocata nelle litanie lauretane del s. rosario, alla quale affidarsi per essere consolati. Ultima tappa nella matrice Madonna della Catena di Roccalumera, con un altrettanto nutrito programma di manifestazioni: nell’animazione dei riti comunitari si sono alternati i fedeli del Rinnovamento nello Spirito e dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio della parrocchia S. Maria del Rosario di Furci.
Particolarmente toccante il momento del distacco. Allorché la Celeste Pellegrina è partita per far rientro nella sua basilica, nessuno è riuscito a trattenere le lacrime e molti, in pullman e in auto, hanno voluto accompagnarla recando in dono i prodotti della terra e del loro lavoro: olio, vino, frutta, ortaggi. Una peregrinatio indimenticabile, testimonianza di una fede sincera, custodita gelosamente nei cuori di questi fedeli che se la tramandano di padre in figlio, e che in questi giorni, al cospetto della Madre di Dio, è esplosa con autentica genuinità.

                                                                                                                        di Antonino BLANDINI

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Giovedì 25 Agosto 2011 16:35

Madonna della Catena

La devozione alla Beata Vergine Maria, venerata sotto il titolo glorioso di Madonna della Catena, ebbe origine in Sicilia, in Palermo, sulla fine del secolo XIV, da un prodigio di cui parlano noti storici come il Mongitore e il Pirri nei loro scritti.
Regnando in Sicilia il giovane Re Martino ch’ebbe in moglie la Regina Maria d’Aragona ed ebbe il governo della grande Isola dal 1391 al 1409, furono in Palermo condannati a morte tre infelici giovani. La storia non ne fa il nome.
Erano già avviati presso la grande piazza della marina dove doveva aver luogo la tragica esecuzione, quando la Vergine benedetta, sia perché fossero innocenti sia perché avessero fatto ricorso a lei, venne loro in aiuto.
Nel cielo prima sereno improvvisamente sorse un temporale sì spaventoso con vento e tale scroscio di pioggia, che il popolo accorso, sgombrò in un istante; le guardie con i carnefici si dovettero rifugiare in una chiesetta, detta di S. Maria del Porto, aspettando che terminasse la bufera. Durò invece la burrasca tutta la giornata per cui fu giocoforza rimandare l’esecuzione al giorno seguente e alle guardie con gl’imputati passare la notte in quell’Oratorio.
A meglio custodire i condannati furono loro raddoppiate le catene e chiuse con maggior cautela le porte; ma ciò non valse che a confermare il miracolo. Le guardie sicure del fatto loro si abbandonarono ben presto al sonno; ma non così quei poveri infelici che trascinatisi con le catene ai piedi della Vergine, che si venera in quell’Oratorio, supplicarono la buona Madre di venire loro in aiuto, promettendo che avrebbero sempre per l’avvenire fatto buon uso della libertà e della vita.
Mentre così se ne stavano pieni di fiducia pregando, le catene si sciolsero spontaneamente e caddero a terra senza rumore.
Confortati dalle parole che loro parve udire dalla santa Immagine della Madonna: “Andatevene pure in libertà e non temete cosa alcuna; il divino Infante che tengo tra le braccia, ha già accolto le vostre preghiere e vi ha concesso la vita”, chetamente si allontanarono.
Sorto il sole, le guardie, svegliatesi, videro le catene infrante senza i condannati. Correndo quindi immediatamente in città ben presto li trovarono e volevano condurli al patibolo; ma il popolo edotto dal prodigio esclama che voleva consultare il re.
Questi volle subito che fossero assolti e messi in libertà coloro che la Vergine celeste aveva graziato. Anzi egli stesso con la sua sposa regale si recò al Santuario di Maria per vedere con i propri occhi i trofei del grande miracolo che la fama aveva già sparso per tutta la città.
Da quel giorno fu un continuo pellegrinaggio a quel santuario, che divenne sorgente inesausta di salute e di consolazione e prese il nome di santuario della Madonna della Catena.
La devozione alla Vergine della Catena si propagò rapidamente nella Sicilia e fuori, come nelle Calabrie, nel Napoletano ed in Basilicata.
A quel Santuario, rifatto e ingrandito dalla munificenza e dalla pietà del medesimo Re Martino I, nell’anno 1500 faceva la sua prima visita e umiliava la sua reale corona la Regina Giovanna di Napoli.
A quella sacra Immagine il famoso Viceré di Sicilia Francesco Conzaga ascriveva di essere uscito incolume da tanti pericoli corsi sui campi di battaglia. Senza dire che tanti di quelli che affluivano a Palermo, vi fissavano il proprio domicilio, pur di vivere all’ombra salutare della Madonna della Catena. Va ricordata, tra gli altri, la madre della serva di Dio suor Girolama da Messina, terziaria della stretta osservanza di S. Francesco, la quale venuta nel 1540 a Palermo, non volle più dipartirsene.
Molti Comuni la elessero a loro Patrona, moltissime Parrocchie a Titolare delle loro chiese.

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