Home Crescita, Valore personale
Visualizza articoli per tag: Crescita, Valore personale
Giovedì 22 Dicembre 2011 19:25

Davanti al presepe...


Manuel sogna... sta andando insieme ai pastori e ai Re Magi verso la stalla quando si trova improvvisamente davanti a Gesù Bambino che giace nella mangiatoia.
Manuel si accorge di essere a mani vuote. Tutti hanno portato qualcosa: solo lui è senza doni.
Avvilito dice subito: "Prometto di darti la cosa più bella che ho.
Ti regalo la mia nuova bicicletta, anzi il mio trenino elettrico".
Il bambino nel presepe scuote la testa e sorridendo dice: "Io non voglio il tuo trenino elettrico. Dammi il tuo tema in classe!". "Il mio ultimo tema?" balbetta il ragazzino. "Ma ho preso un insufficiente!".
"Appunto, proprio per questo lo vorrei" dice Gesù. "Devi darmi sempre tutto quello che è insufficiente, imperfetto.
Per questo sono venuto nel mondo. Ma vorrei un'altra cosa ancora da te: la tua tazza del latte".
A questo punto Manuel si rattrista: "La mia tazza? Ma è rotta!".
"Proprio per questo la vorrei avere" dice Gesù Bambino. "Tu mi puoi portare tutto quello che si rompe nella tua vita.
Io sono capace di risanarlo".
Il ragazzino sentì di nuovo la voce del Bambino Gesù: "Vorrei una terza cosa da te: vorrei la risposta che hai dato a tua mamma quando ti ha chiesto come mai si è rotta la tazza del latte".
Allora Manuel inizia a piangere e confessa tra le lacrime: "Ma le ho detto una bugia, quella volta.
Ho detto alla mamma che la tazza era caduta per caso, ma in realtà l'ho gettata a terra io, per rabbia".
"Per questo vorrei avere quella tua risposta" risponde sicuro Gesù Bambino. "Portami sempre tutto quello che nella tua vita è cattivo, bugiardo, dispettoso e malvagio.
Sono venuto nel mondo per perdonarti, per prenderti la mano e insegnarti la via".
Gesù sorride di nuovo a Manuel, mentre lui guarda, comprende e... si meraviglia....

Pubblicato in Blog
Mercoledì 21 Dicembre 2011 19:43

Questo è il Natale?

Questo e' il Natale???????

Nel paradiso degli animali l’anima dell’asinello chiese all’anima del bue:
“Ti ricordi per caso quella notte, tanti anni fa, quando ci siamo trovati in una specie di capanna e là, nella mangiatoia…?” “Lasciami pensare… Ma sì - rispose il bue - nella mangiatoia, se ben ricordo, c’era un bambino appena nato”.
“Bravo. E da allora sapresti immaginare quanti anni sono passati?”
“Eh no, figurati! Con la memoria da bue che mi ritrovo”.
“Più di duemila”.
“Accipicchia”.
“E a proposito, lo sai chi era quel bambino?”
“Come faccio a saperlo? Era gente di passaggio, se non sbaglio. Certo, era un bellissimo bambino”.
L’asinello sussurrò qualche cosa al bue. “Ma no! - fece costui - sul serio? Vorrai scherzare spero”.
“La verità, lo giuro. Del resto io lo avevo capito subito…”
“Io no - confessò il bue - si vede che tu sei più intelligente. A me, non aveva neppure sfiorato il sospetto. Benché, certo, a vedersi, era un bambino straordinario”.
“Bene, da allora gli uomini ogni anno fanno grande festa per l’anniversario della nascita. Per loro è la giornata più bella. Tu li vedessi. È il tempo della serenità, della dolcezza, del riposo dell’animo, della pace, delle gioie familiari, del volersi bene. Perfino i manigoldi diventano buoni come agnelli. Lo chiamano Natale. Anzi, mi viene un’idea, già che siamo in argomento, perché non andiamo a dare un’occhiata?”
“Dove?”
“Giù sulla terra, no!”
“Ci sei già stato?!"
“Ogni anno, o quasi, faccio una scappata. Ho un lasciapassare speciale. Te lo puoi fare anche tu.
Dopo tutto, qualche piccola benemerenza possiamo vantarla, noi due”.
“Per via di aver scaldato il bambino col fiato?”
“Su, vieni, se non vuoi perdere il meglio.
Oggi è la vigilia”. “E il lasciapassare per me?”
“Ho un cugino all’ufficio passaporti”.
Il lasciapassare fu concesso. Partirono. Lievi, lievi. Planarono sulla terra, adocchiarono un lume, vi puntarono sopra.
Il lume era una grandissima città.
Ed ecco il somarello e il bue aggirarsi per le vie del centro, trattandosi di spirito, automobili e tram gli passavano in mezzo senza danno, e a loro volta le due bestie passavano attraverso come se fossero fatti d’aria. Così potevano vedere bene tutto quanto. Era uno spettacolo impressionante, mille lumi, le vetrine, le ghirlande, gli abeti e lo sterminato ingorgo di automobili, e il vertiginoso formicolio della gente che andava e veniva, entrava ed usciva, tutti carichi di pacchetti, con un’espressione ansiosa e frenetica, come se fossero inseguiti. Il somarello sembrava divertito.
Il bue si guardava intorno con spavento. “Senti amico: mi avevi detto che mi portavi a vedere il Natale. Ma ti devi essere sbagliato. Qui stanno facendo la guerra”.
“Ma non vedi come sono tutti contenti?” “Contenti?
A me sembrano pazzi”.
“Perché tu sei un provinciale, caro il mio bue. Tu non sei pratico degli uomini moderni, tutto qui. Per sentirsi felici, hanno bisogno di rovinarsi i nervi”.
Per togliersi da quella confusione, il bue, valendosi della sua natura di spirito, fece una svolazzatina e si fermò a curiosare a una finestra del decimo piano. E l’asinello, gentilmente, dietro. Videro una stanza riccamente ammobiliata e nella stanza, seduta a un tavolo, una signora molto preoccupata. Alla sua sinistra, sul tavolo, un cumulo alto mezzo metro carte e cartoncini colorati, alla sua destra cartoncini bianchi. Con l’evidente assillo di non perdere un minuto, la signora, sveltissima, prendeva uno dei cartoncini colorati lo esaminava un istante poi consultava grossi volumi, subito scriveva su uno dei cartoncini bianchi, lo infilava in una busta, scriveva qualcosa sulla busta, chiudeva la busta quindi prendeva dal mucchio di destra un altro cartoncino e ricominciava la manovra. Quanto tempo ci vorrà per smaltirlo?
La sciagurata ansimava. “La pagheranno bene, immagino, - fece il bue - per un lavoro simile”
“Sei ingenuo, amico mio. Questa è una signora ricchissima e della migliore società”.
“E allora perché si sta massacrando così?”
“Non si massacra. Sta rispondendo ai biglietti di auguri”.
“Auguri? E a che cosa servono?”
“Niente. Zero. Ma chissà come, gli uomini ne hanno una mania”.
Si affacciarono più in là, a un’altra finestra. Anche qui gente che, trafelata, scriveva biglietti su biglietti, la fronte imperlata di sudore. Dovunque le bestie guardassero, ecco uomini e donne fare pacchi, preparare buste, correre al telefono, spostarsi fulmineamente da una stanza all’altra portando pacchi, spaghi, nastri, carte, pendagli e intanto entravano giovani inservienti con la faccia devastata portando altri pacchi altre scatole, altri fiori, altri mucchi di auguri. E tutto era precipitazione, ansia, fastidio, confusione e una terribile fatica. Dappertutto lo stesso spettacolo. Andare e venire, comprare e impaccare, spedire e ricevere, imballare e sballare, chiamare e rispondere e tutti guardavano continuamente l’orologio, tutti correvano, tutti ansimavano con il terrore di non fare in tempo e qualcuno crollava boccheggiando.
“Ma avevi detto - osservò il bue - che era la festa della serenità e della pace”.
“Già - rispose l’asinello - una volta era così. Ma cosa vuoi, da qualche anno, sarà questione della società dei consumi…
Li ha morsi una misteriosa tarantola. Ascoltali, ascoltali!” Il bue tese le orecchie.
Per le strade, nei negozi , negli uffici, nelle fabbriche uomini e donne parlavano fitto fitto scambiandosi come automi delle monotone formule di buon Natale, auguri, auguri, altrettanto auguri a lei grazie. Un brusio che riempiva la città.
“Ma ci credono? - chiese il bue - Lo dicono sul serio? Vogliono veramente tanto bene al prossimo?"
L’asinello tacque. “E se ci ritirassimo un poco in disparte? - suggerì il bovino - Ho ormai la testa che è un pallone. Sei proprio sicuro che non sono usciti tutti matti?”
“No, no. È semplicemente Natale”.
“Ce n’è troppo, allora. Ti ricordi quella notte a Betlemme, la capanna, i pastori, quel bel bambino. Era freddo anche lì, eppure c’era una pace, una soddisfazione. Come era diverso!”
“E quelle zampogne lontane che si sentivano appena appena”. “E sul tetto, ti ricordi, come un lieve svolazzamento.
Chissà che uccelli erano”.
“Uccelli? Testone che non sei altro. Angeli erano!”.
“E la stella? Non ti ricordi che razza di stella, proprio sopra la capanna? Chissà che non ci sia ancora, le stelle hanno la vita lunga”.
“Ho idea di no - disse l’asino - c’è poca aria di stelle, qui”.
Alzarono il muso a guardare, e infatti non si vedeva niente, sulla città c’era un soffitto di caligine e di smog.

Pubblicato in Blog
Venerdì 02 Dicembre 2011 18:04

La leggenda del vischio

La leggenda del vischio...

C'era una volta, in un paese tra i monti, un vecchio mercante.
L'uomo viveva solo, non si era mai sposato e non aveva piu' nessun amico.
Per tutta la vita era stato avido e avaro, aveva sempre anteposto il guadagno all'amicizia e ai rapporti umani. L'andamento dei suoi affari era l'unica cosa che gli importava. Di notte dormiva pochissimo, spesso si alzava e andava a contare il denaro che teneva in casa, nascosto in una cassapanca.
Per avere sempre piu' soldi, a volte si comportava in modo disonesto e approfittava della ingenuita' di alcune persone.
Ma tanto a lui non importava, perche' non andava mai oltre le apparenze. Non voleva conoscere quelli con i quali faceva affari. Non gli interessavano le loro storie e i loro problemi. E per questo motivo nessuno gli voleva bene. Una notte di dicembre, ormai vicino a Natale, il vecchio mercante non riusciva a dormire e dopo aver fatto i conti dei guadagni, decise di uscire a fare una passeggiata. Comincio' a sentire delle voci e delle risate, urla gioiose di bambini e canti.
Penso' che di notte era strano sentire tanto chiasso in paese. Si incuriosi' perche' non aveva ancora incontrato nessuno, nonostante voci e rumori sembrassero molto vicini. A un certo punto comincio' a sentire qualcuno che pronunciava il suo nome, chiedeva aiuto e lo chiamava fratello. L'uomo non aveva fratelli o sorelle e si stupi'. Per tutta la notte, ascolto' le voci che raccontavano storie tristi e allegre, vicende familiari e d'amore.
Venne a sapere che alcuni vicini erano molto poveri e che sfamavano a fatica i figli; che altre persone soffrivano la solitudine oppure che non avevano mai dimenticato un amore di gioventu'. Pentito per non aver mai capito che cosa si nascondeva dietro alle persone che vedeva tutti i giorni, l'uomo comincio' a piangere. Pianse cosi' tanto che le sue lacrime si sparsero sul cespuglio al quale si era appoggiato. E le lacrime non sparirono al mattino, ma continuarono a splendere come perle.
Era nato il vischio.

Pubblicato in Blog
Venerdì 02 Dicembre 2011 17:55

La leggenda della stella di natale

Era la vigilia di Natale, in fondo alla cappella, Lola, una piccola messicana, in lacrime pregava: 
"Per favore Dio mio, aiutami! Come protrò dimostrare al bambino Gesù che lo amo? non ho niente, neanche un fiore da mettere a piedi del suo presepe " 
D'un colpo apparve una bellissima luce e Lola vide apparire accanto a lei il suo angelo custode. 
"Gesù sa che lo ami, Lola, lui sa quello che fai per gli altri.
Raccogli solo qualche fiore sul bordo della strada e portalo qui." disse l'angelo.
"Ma sono delle cattive erbe, quelle che si trovano sul bordo della strada" rispose la bambina.
"Non sono erbe cattive, sono solo piante che l'uomo non ha ancora scoperto quello che Dio desidera farne. " disse l'angelo con un sorriso .
Lola uscì e qualche minuto più tardi entrò nella cappella con in braccio un mazzo di verdure che depositò con rispetto davanti al presepe in mezzo ai fiori che gli altri abitanti del villaggio avevano portato.
Poco dopo nella cappella si senti un breve sussurro, le erbe cattive portate da Lola si erano trasformate in bellissimi fiori rossi, rosso fuoco.
Da quel giorno le stelle di Natale in Messico sono chiamate "Flores de la Noce Buena", fiori della Santa Notte 

Nel 1825 Joel Poinsett, ambasciatore americano in Messico, riportò in America semi di Stelle di Natale e le fece conoscere in tutto il mondo! 
Pubblicato in Blog
Martedì 22 Novembre 2011 19:24

Sei magnifica!

Così scrive una tredicenne nel suo diario personale...

Il mio papà dice che sono enormemente magnifica.
Io mi chiedo se lo sono davvero.
Per essere enormemente magnifica...
Sara dice che bisogna avere bellissimi, lunghi capelli ricci come i suoi. Io non li ho.
Per essere enormemente magnifica...
Gianni dice che bisogna avere denti bianchi e perfettamente dritti come i suoi. Io non li ho.
Per essere enormemente magnifica...
Jessica dice che non devi avere quelle piccole macchie marroni sulla faccia che si chiamano lentiggini. Io le ho.
Per essere enormemente magnifica...
Marco dice che bisogna essere la più intelligente della classe. Io non lo sono.
Per essere enormemente magnifica...
Stefano dice che bisogna saper dire le battute più buffe della scuola. Io non lo so fare.
Per essere enormemente magnifica...
Laura dice che bisogna vivere nel quartiere più carino della città e nella casa più graziosa. Io non lo faccio.
Per essere enormemente magnifica...
Mattia dice che bisogna indossare solo i vestiti più carini e le scarpe più alla moda. Io non li indosso.
Per essere enormemente magnifica...
Samantha dice che bisogna provenire da una famiglia perfetta. Non è il mio caso.
Ma ogni sera, quand'è ora di dormire, papà mi abbraccia forte e dice:
«Tu sei enormemente magnifica e io ti voglio bene!».
Papà deve sapere qualcosa che i miei amici non sanno....

Anche Dio, in ogni istante, ti abbraccia forte e dice
"Tu sei enormemente magnifica e io ti voglio bene!"...
Dio deve sapere qualcosa di te che gli altri non sanno.

Pubblicato in Blog
Giovedì 10 Novembre 2011 16:23

La Bibbia e il telefonino

La Bibbia e il telefonino

Puoi immaginare cosa succederebbe se noi trattassimo la Bibbia nel modo in cui trattiamo il nostro telefonino? …
se noi trasportassimo la Bibbia nella nostra 24 ore, nella borsetta, appesa alla cintura, o nel taschino della nostra giacca? …
se le dessimo un colpo d’occhio più volte nella nostra giornata? …
se tornassimo sui nostri passi per cercarla, dopo averla dimenticata a casa o in ufficio? …
se l’utilizzassimo per mandare dei messaggi ai nostri amici? …
se la trattassimo come se non potessimo vivere senza di lei? …
se la regalassimo ai nostri figli, per essere sempre in contatto con loro? …
se la portassimo con noi in viaggio, nel caso in cui avessimo bisogno di aiuto? ..
se la aprissimo immediatamente in caso di pericolo?
Contrariamente al cellulare, la Bibbia ha sempre ‘campo’. Possiamo connetterci ed essere in contatto con Dio, in qualsiasi luogo persino in alta montagna, o in mare aperto.
Non dobbiamo preoccuparci della mancanza di credito, perché Gesù ha già pagato per sempre la ricarica, e i crediti sono illimitati.
Ancora meglio: la comunicazione non viene mai interrotta, e la batteria è caricata per tutta una vita.
 
NUMERI DA DIGITARE in caso di PERICOLO:

• Se sei triste componi * Giovanni 14 *
• Se la gente mormora contro di te componi * Salmo 27 *
• Se sei innervosito o stressato componi * Salmo 51 *
• Se sei ansioso componi * Matteo 6:19-24 *
• Se sei in pericolo componi * Salmo 63 *
• Se la tua fede ha bisogno di essere fortificata componi * Ebrei 11 *
• Se ti senti solo e hai paura componi * Salmo 22 *
• Se sei duro e critico componi * 1 Corinzi 13 *
• Per conoscere il segreto della felicità componi * Colossesi 3:12-17
• Se ti senti triste e solo componi * Romani 8:31-39 *
• Se desideri la pace e il riposo componi * Matteo 11:25-30 *
• Se il mondo ti sembra più grande di Dio componi * Salmo 90 *.

Annota questi numeri nella tua agenda magari in quella del tuo cellulare!.
Forse, se ne farai uso, saranno importanti in alcuni momenti della tua vita!
Ci sono momenti in cui è meglio avere un numero biblico da comporre  per trovare l’aiuto di Dio che avere un numero di telefono da comporre per Trovare l’aiuto di un uomo.

Pubblicato in Blog
Giovedì 10 Novembre 2011 16:07

Il banco delle mele

Il banco delle mele

Un gruppo di venditori fu invitato a un con­vegno.
Tutti avevano promesso alle proprie famiglie che sarebbero tor­nati in tempo, la sera del venerdì, per la cena.
Il convegno, però, termi­nò più tardi del previsto e arrivarono all’aeroporto appena in tempo per il volo. Entrarono tutti correndo e, sen­za volerlo, uno di loro inciampò in un banco con un cesto di mele, che cad­dero e si sparsero per terra.
I venditori, di corsa, riuscirono a salire sull’aereo.
Tutti, eccetto uno, che tornò al terminal per un senti­mento di comprensione verso la pa­drona del banco delle mele.
La sor­presa fu grande quando si accorse che la venditrice era una bambina cieca. La trovò che piangeva e tocca­va il pavimento, cercando invano di raccogliere i frutti.
Le persone, intan­to, passavano senza fermarsi. Con in­differenza.
Quel venditore, invece, si inginocchiò con lei, mise le mele nel­la cesta e aiutò la bambina a monta­re di nuovo il banco. Resosi conto che, nella caduta, molte mele si era­no rovinate, tirò fuori dal portafogli degli euro per ripagare il danno.
Poi chiese: «Tu stai bene?». E lei, sorri­dendo, annuì con la testa. Lui comin­ciò ad allontanarsi, ma la bambina lo fermò chiamandolo: «Signore, sei tu Gesù?».
Lui proseguì, girandosi più volte verso di lei.
Quella domanda gli vibrava dentro. Perché qualcuno lo aveva preso per Gesù?

Questa storia mi ha insegnato quanto sia importante essere Gesù per gli altri.
Ma anche a considerare quanti Gesù incontriamo tutti i gior­ni sulle nostre strade.

Pubblicato in Blog
Venerdì 04 Novembre 2011 18:57

Il lago ghiacciato

Il lago ghiacciato

Una volta, due piccoli amici si divertivano a pattinare su un laghetto gelato.
Era una sera nuvolosa e fredda, i due bambini giocavano senza timore; improvvisamente il ghiaccio si spaccò e si aprì inghiottendo uno dei bambini.
Lo stagno non era profondo, ma il ghiaccio cominciò quasi subito a rinchiudersi.
L’altro bambino corse alla riva, afferrò la più grossa pietra che riuscì a trovare e si precipitò dove il suo piccolo compagno era sparito. Cominciò a colpire il ghiaccio con tutte le sue forze, picchiò e picchiò finché riuscì a rompere il ghiaccio, afferrare la mano del suo piccolo amico e aiutarlo a uscire dall’acqua…
Quando arrivarono i pompieri e videro quanto era accaduto si chiesero sbalorditi: “Ma come ha fatto? Questo ghiaccio è pesante e solido, come ha potuto spaccarlo con questa pietra e quelle manine minuscole?”.
In quel momento comparve un anziano che disse: “lo so come ha fatto”. “Come?”, chiesero.
Il vecchietto rispose: “Non aveva nessuno dietro di lui a dirgli che non poteva farcela…”
Dentro di te hai una forza incredibile che spesso dimentichi di avere....ricorda di tirarla fuori!!!

Pubblicato in Blog
Martedì 01 Novembre 2011 15:38

Le mani di Dio...

Le mani di Dio...

Un maestro viaggiava con un discepolo incaricato di occuparsi del cammello.
Una sera, arrivati ad una locanda, il discepolo era talmente stanco che non legò l’animale.
“Mio Dio, pregò coricandosi, prenditi cura del cammello: te lo affido”.

Il mattino dopo il cammello era sparito.
“Dov’è il cammello?” chiese il maestro.
“Non lo so”, rispose il discepolo. “Devi chiederlo a Dio! Ieri sera ero così sfinito che gli ho affidato il cammello. Non è certo colpa mia se è scappato o è stato rubato. Ho semplicemente domandato a Dio di sorvegliarlo. E’ Lui il responsabile.
Tu mi esorti sempre ad avere la massima fiducia in Dio, no?”
“Abbi la più grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello”, rispose il maestro.
“Perché Dio non ha altre mani che le tue”.

Dio solo può dare la fede;
tu, però, puoi dare la tua testimonianza.
Dio solo può dare la speranza;
tu, però, puoi infondere fiducia nei fratelli.
Dio solo può dare l’amore;
tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare.
Dio solo può dare la pace;
tu, però, puoi seminare l’unione.
Dio solo può dare la forza;
tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato.
Dio solo è la via;
tu, però, puoi indicarla agli altri.
Dio solo è la luce;
tu, però, puoi farla brillare negli occhi di tutti.
Dio solo è la vita;
tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di vivere.
Dio solo può fare ciò che appare impossibile;
tu, però, potrai fare il possibile.
Dio solo basta a se stesso;
egli, però, preferisce contare su di te

Pubblicato in Blog
Venerdì 28 Ottobre 2011 18:15

Chiesi a Dio...

Chiesi a Dio...

di essere forte per eseguire progetti grandiosi:
Egli mi rese debole per conservarmi nell'umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la salute
per realizzare grandi imprese:
egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:
mi ha fatto povero per non essere egoista.
Gli domandai il potere
perché gli uomini avessero bisogno di me:
egli mi ha dato l'umiliazione 
perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita:
mi ha lasciato la vita 
perché potessi apprezzare tutto.
Signore, non ho ricevuto niente di quello 
che chiedevo, 
ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno 
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci furono esaudite.
Sii lodato; o mio Signore, 
fra tutti gli uomini 
nessuno possiede quello che ho io!

Pubblicato in Blog
<< Inizio < Prec. 1 2 3 Succ. > Fine >>
Pagina 1 di 3