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Giovedì 10 Novembre 2011 16:02

15 centesimi...

15 centesimi...
Ai tempi in cui un gelato con sciroppo e frutta costava molto meno, un ragazzo di dieci anni entrò nel bar di un albergo e si sedette a un tavolo.
Una cameriera mise un bicchiere di acqua davanti a lui. "Quanto costa un gelato con sciroppo e frutta?".
"50 centesimi" replicò la cameriera.
Il ragazzino tirò fuori la mano dalla tasca ed esaminò il numero di monete che aveva.
"Quanto costa una porzione di gelato normale?" s'informò.
Alcune persone stavano cercando un tavolo e la cameriera era un po' impaziente.
"35 centesimi" disse bruscamente.
Il ragazzino contò ancora le monete. "Prendo il gelato normale" disse.
La cameriera portò il gelato, mise il conto sul tavolo e se ne andò.
Il ragazzo finì il gelato, pagò al cassiere e se ne andò.
Quando la cameriera ritornò, iniziò a pulire il tavolo e rimase di stucco per quello che vide. Accanto al piatto vuoto, messi ordinatamente, c'erano 15 centesimi, la sua mancia.

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Venerdì 04 Novembre 2011 19:18

La trappola per topi

La trappola per topi

Preoccupatissimo, il topo vide che il padrone della fattoria aveva comprato una trappola per topi: era deciso ad ammazzarlo! Cominciò ad allertare tutti gli altri animali: “Attenzione alla trappola! Attenzione alla trappola!”
La gallina, udendo le grida, gli chiese di star zitto: “Mio caro topo, so che per te è un problema, ma non mi toccherà in alcun modo, quindi, non fare tanto baccano!”
Il topo andò a parlare con il maiale, che si sentì infastidito perché era stato interrotto nel sonno. “C’è una trappola in casa!” “Capisco la tua preoccupazione, e sono solidale con te” rispose il maiale. “Ti garantisco, quindi, che stasera sarai presente nelle mie preghiere; oltre a questo non posso fare altro.”
Più solo che mai, il topo andò a chiedere aiuto alla mucca. “Mio caro topo, e io che c’entro con questo? Hai mai visto una mucca ammazzata da una trappola per topi?”
Vedendo che non riusciva a ottenere la solidarietà di nessuno, il topo se ne tornò a casa nella fattoria, si nascose nel suo buco e passò tutta la notte sveglio, per paura che gli capitasse qualcosa di tragico.
All’alba, si udì un rumore: la trappola aveva appena catturato qualcosa!
La moglie del fattore scese per vedere se il topo era stato acchiappato. Siccome era buio, non si accorse che la trappola aveva catturato solo la coda di un serpente velenoso: quando si avvicinò, fu morsa. Il fattore, udendo le grida della moglie, si svegliò e la portò immediatamente all’ospedale. La donna fu trattata a dovere e tornò a casa. Ma continuava ad avere la febbre. Sapendo che per i malati non c’è rimedio migliore di un buon brodo, il fattore ammazzò la gallina.
La donna cominciò a riprendersi e, visto che erano tutti e due molto amati nella zona, i vicini andarono a trovarli.
Grato per una tale dimostrazione di affetto, il fattore ammazzò il maiale per servirlo ai suoi amici.
Finalmente, la donna guarì, ma i costi delle cure erano stati molto alti. Così il fattore mandò la sua mucca al mattatoio e usò il denaro ricavato dalla vendita della carne per pagare tutte le spese.
Il topo assistette a tutto ciò, sempre pensando: “Eppure io avevo anche avvisato. Non sarebbe stato molto meglio se la gallina, il maiale e la mucca avessero capito che il problema di uno di noi mette a rischio tutti quanti?”

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Martedì 01 Novembre 2011 15:46

Il cerchio della gioia

Il cerchio della gioia!
Un giorno, non molto tempo fa, un contadino si presento' alla porta di un convento e busso' energicamente.
Quando il frate portinaio apri' la pesante porta di quercia, il contadino gli mostro', sorridendo, un magnifico grappolo d'uva.
"Frate portinaio" disse il contadino "sai a chi voglio regalare questo grappolo d'uva che e' il piu' bello della mia vigna?"
"Forse all'abate o a qualche padre del convento" rispose il frate
"No, a te!", replico'
"A me?" Il frate portinaio arrossi per la gioia "Lo vuoi dare proprio a me?"
"Certo, perche' mi hai sempre trattato con amicizia e mi hai sempre aiutato, voglio che questo grappolo d'uva ti dia un po' di gioia"!
La gioia semplice e schietta che vedeva sul volto del frate portinaio illuminava anche lui.
Il frate portinaio mise il grappolo d'uva bene in vista e lo ammiro' per tutta la mattinata. Era veramente un grappolo stupendo. Ad un certo punto gli venne un'idea: "perché non porto questo grappolo all'abate per dare un po' di gioia anche a lui?"
Prese il grappolo e lo porto' all'abate. L'abate ne fu sinceramente felice, ma si ricordo' che c'era nel convento un vecchio frate ammalato e penso': "portero' a lui il grappolo, cosi si sollevera' un poco".
Cosi il grappolo d'uva emigro' di nuovo, ma non rimase a lungo nelle cella del frate ammalato. Costui penso' infatti che il grappolo avrebbe fatto la gioia del frate cuoco, che passava le giornate a sudare sui fornelli, e glielo mando'.
Ma il frate cuoco lo diede al frate sacrestano per dare un po' di gioia anche a lui, questi lo porto' al frate giovane del convento, che lo porto' ad un altro frate, che penso' bene di darlo ad un altro, finche', di frate in frate, il grappolo d'uva torno' dal frate portinaio sempre per portargli un po' di gioia.
Cosi fu chiuso il cerchio, UN CERCHIO DI GIOIA
Non aspettare che inizi qualche altro. Tocca a te, oggi, cominciare un cerchio di gioia.
Spesso basta una scintilla piccola piccola per far esplodere una carica enorme, basta una scintilla di bonta' e il mondo comincera' a cambiare. L'amore e' l'unico tesoro che si moltiplica per divisione: e' l'unico dono che aumenta quanto piu' ne otterrai. E' l'unica impresa nella quale piu' si spende piu' si guadagna; regalalo, buttalo via, spargilo ai quattro venti, vuotati le tasche, scuoti il cesto, capovolgi il bicchiere e domani ne avrai piu' di prima".

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Lunedì 24 Ottobre 2011 19:37

La pietra azzurra

LA PIETRA AZZURRA

Il gioielliere era seduto alla scrivania e guardava distrattamente la strada attraverso la vetrina del suo elegante negozio. Una bambina si avvicinò al negozio e schiacciò il naso contro la vetrina. I suoi occhi color del cielo si illuminarono quando videro uno degli oggetti esposti. Entrò decisa e puntò il dito verso uno splendido collier di turchesi azzurri. "E per mia sorella. Può farmi un bel pacchetto regalo?". Il padrone del negozio fissò incredulo la piccola cliente e le chiese: "Quanti soldi hai?". Senza esitare, la bambina, alzandosi in punta di piedi, mise sul banco una scatola di latta, la aprì e la svuotò. Ne vennero fuori qualche biglietto di piccolo taglio, una manciata di monete, alcune conchiglie, qualche figurina. "Bastano?", disse con orgoglio. "Voglio fare un regalo a mia sorella più grande. Da quando non c'è più la nostra mamma, è lei che ci fa da mamma e non ha mai un secondo di tempo per se stessa. Oggi è il suo compleanno e sono certa che con questo regalo la farò molto felice. Questa pietra ha lo stesso colore dei suoi occhi". L'uomo entra nel retro e ne riemerge con una stupenda carta regalo rossa e oro con cui avvolge con cura l'astuccio. "Prendilo" disse alla bambina. "Portalo con attenzione". La bambina partì orgogliosa tenendo il pacchetto in mano come un trofeo. Un'ora dopo entrò nella gioielleria una bella ragazza con la chioma color miele e due meravigliosi occhi azzurrì. Posò con decisione sul banco il pacchetto che con tanta cura il gioielliere aveva confezionato e dichiarò: "Questa collana è stata comprata qui?". "Sì, signorina". "E quanto è costata?". "I prezzi praticati nel mio negozio sono confidenziali: riguardano solo il mio cliente e me". "Ma mia sorella aveva solo pochi spiccioli. Non avrebbe mai potuto pagare un collier come questo". Il gioielliere prese l'astuccio, lo chiuse con il suo prezioso contenuto, rifece con cura il pacchetto regalo e lo consegnò alla ragazza. "Sua sorella ha pagato. Ha pagato il prezzo più alto che chiunque possa pagare: ha dato tutto quello che aveva".

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Lunedì 24 Ottobre 2011 19:25

Lo chiamiamo "Papà..."

LO CHIAMIAMO PAPA' ....
Quell’Uomo che non vediamo quasi mai in casa...
Quell’ Uomo che ti dice sempre ‘Si’...
Quell’ Uomo che ti fa piangere ma dopo poco riesce subito a farti sorridere...
Quell’ Uomo che è perennemente geloso della sua ‘Piccola’...
Quell’ Uomo che: ‘Tua figlia sta crescendo’ non lo vorrebbe mai sentire...
Quell’ Uomo che se avesse in tasca un milione di euro, li spenderebbe tutti per te! Quell’ Uomo che da piccini ci portava sulle spalle, nonostante non ce la facesse perchè era stanchissimo!
Quell’Uomo che forse a volte non lo dimostra, non ti abbraccia, non ti bacia...
Ma in fondo, basta solo guardarlo negli occhi e vedere che sorride ogni volta che lo fai tu...
Che ogni nostro abbraccio, lo farà sciogliere, ed ogni nostra lacrima gli farà passare ogni rabbia che porta dentro.
Nella vita tutti diventeranno padri, ma pochi sapranno esserlo.
Essere padre credo significhi darti una spinta sull’altalena, ma poi saremo noi a trovare la forza di spingerci da soli.
Lo feriremo, sempre. Quando lui ci chiederà una cosa, e noi non la faremo. Quando lo deluderemo per la scuola, per il nostro comportamento. Quando lo feriremo per le parole che a volte, per rabbia, diciamo senza pensarle davvero!
Lo feriremo, pur non volendo. Ma lui sarà lì, sempre accanto a noi.
Non ci volterà MAI le spalle, non camminerà davanti a noi, nè dietro. Camminerà sempre e solo accanto a noi, per guardarci, proteggerci, e sopratutto AMARCI. ♥
Un Padre? Un Uomo che ti amerà SEMPRE
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Giovedì 20 Ottobre 2011 15:06

Dare fiducia...

Dare fiducia...

Un sacerdote stava camminando in chiesa verso mezzogiorno e passando dall'altare decise di fermarsi lì vicino per vedere chi era venuto a pregare. In quel momento si aprì la porta, il sacerdote inarcò il sopracciglio vedendo un uomo che si avvicinava; l'uomo aveva la barba lunga di parecchi giorni, indossava una camicia consunta, aveva una giacca vecchia i cui bordi avevano iniziato a disfarsi. L'uomo si inginocchiò, abbassò la testa, quindi si alzò e uscì. Nei giorni seguenti lo stesso uomo, sempre a mezzogiorno, tornava in chiesa con una valigia... si inginocchiava brevemente e quindi usciva. Il sacerdote, un po' spaventato, iniziò a sospettare che si trattasse di un ladro, quindi un giorno si mise davanti alla porta della chiesa e quando l'uomo stava per uscire dalla chiesa gli chiese: "Che fai qui?" L'uomo gli rispose che lavorava in zona e aveva mezz'ora libera per il pranzo e approfittava di questo momento per pregare, "Rimango solo un momento, sai, perché la fabbrica è un po' lontana, quindi mi inginocchio e dico: "Signore, sono venuto nuovamente per dirti quanto mi hai reso felice quando mi hai liberato dai miei peccati... non so pregare molto bene, però ti penso tutti i giorni... Beh, Gesù... qui c'è Jim a rapporto" Il padre si sentì uno stupido, disse a Jim che andava bene, che era il benvenuto in chiesa quando voleva. Il sacerdote si inginocchiò davanti all'altare, si sentì riempire il cuore dal grande calore dell'amore e incontrò Gesù. Mentre le lacrime scendevano sulle sue guance, nel suo cuore ripeteva la preghiera di Jim: "Sono venuto solo per dirti, Signore, quanto sono felice da quando ti ho incontrato attraverso i miei simili e mi hai liberato dai miei peccati... non so molto bene come pregare, però penso a te tutti i giorni... Beh, Gesù... eccomi a rapporto!" Dopo qualche tempo il sacerdote notò che il vecchio Jim non era venuto. I giorni passavano e Jim non tornava a pregare. Il padre iniziò a preoccuparsi e un giorno andò alla fabbrica a chiedere di lui; lì gli dissero che Jim era malato e che i medici erano molto preoccupati per il suo stato di salute, ma che tuttavia credevano che avrebbe potuto farcela. Nella settimana in cui rimase in ospedale Jim portò molti cambiamenti, egli sorrideva sempre e la sua allegria era contagiosa. La caposala non poteva capire perché Jim fosse tanto felice dato che non aveva mai ricevuto né fiori, né biglietti augurali, né visite. Il sacerdote si avvicinò al letto di Jim con l'infermiera e questa gli disse, mentre Jim ascoltava: "Nessun amico è venuto a trovarlo, non ha nessuno". Sorpreso il vecchio Jim disse sorridendo: "L'infermiera si sbaglia... però lei non può sapere che tutti i giorni, da quando sono arrivato qui, a mezzogiorno, un mio amato amico viene, si siede sul letto, mi prende le mani, si inclina su di me e mi dice: "Sono venuto solo per dirti, Jim, quanto sono stato felice da quando ho trovato la tua amicizia e ti ho liberato dai tuoi peccati.. Mi è sempre piaciuto ascoltare le tue preghiere, ti penso ogni giorno.... Beh, Jim... qui c'è GESU' a rapporto!"
Da oggi, ogni giorno, non possiamo perdere l'opportunità di dire a Gesù: "Sono qui a rapporto!" E' strano come inviamo frasi e barzellette attraverso la posta elettronica..., però quando possiamo inviare messaggi spirituali, ci pensiamo due volte prima di condividerli con altri. E' strano come la lussuria cruda, volgare e oscena passa liberamente attraverso il ciberspazio, mentre il parlare pubblicamente di Gesù sia evitato nelle scuole o nell'ambiente di lavoro. E' curioso, vero? Ma ancora più strano è come qualcuno possa essere devoto a Cristo la domenica, ed al tempo stesso essere un cristiano invisibile per il resto della settimana. 

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Giovedì 20 Ottobre 2011 14:57

Il conto

Il conto!

Una sera, mentre la mamma preparava la cena, il figlio undicenne si presentò in cucina con un foglietto in mano.
Con aria stranamente ufficiale il bambino porse il pezzo di carta alla mamma, che si asciugò le mani col grembiule e lesse quanto vi era scritto:
"Per aver strappato le erbacce dal vialetto: Lire 5.000...
Per avere ordinato la mia cameretta: Lire 10.000...
Per essere andato a comperare il latte: Lire 1.000...
Per aver badato alla sorellina (tre pomeriggi): Lire 15.000...
Per aver preso due volte ottimo a scuola: Lire 10.000...
Per aver portato fuori l'immondizia tutte le sere: Lire 7.000...
Totale: Lire 48.000".
La mamma fissò il figlio negli occhi, teneramente. La sua mente si affollò di ricordi... Prese una biro e, sul retro del foglietto, scrisse
"Per averti portato in grembo per 9 mesi: Lire 0...
Per tutte le notti passate a vegliarti quando eri ammalato: Lire 0...
Per tutte le volte che ti ho cullato quando eri triste: Lire 0...
Per tutte le volte che ho asciugato le tue lacrime: Lire 0...
Per tutto quello che ti ho insegnato, giorno dopo giorno: Lire 0...
Per tutte le colazioni, i pranzi, le merende, le cene e i panini che ti ho preparato: Lire 0...
Per la vita che ti do ogni giorno: Lire 0...
Totale: Lire 0". ♥
Quando ebbe terminato, sorridendo la mamma diede il foglietto al figlio... Quando il bambino ebbe finito di leggere ciò che la mamma aveva scritto, due lacrimoni fecero capolino nei suoi occhi...
Girò il foglio e sul suo conto scrisse: "Pagato".
Poi saltò al collo della madre e la sommerse di baci.

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Giovedì 20 Ottobre 2011 14:47

Gli ostacoli della vita...

Gli ostacoli della vita...

In tempi antichi un re fece collocare una pietra enorme in mezzo ad una strada.
Quindi, nascondendosi, rimase ad osservare per vedere se qualcuno si prendeva la briga di togliere la grande roccia dalla strada.
Alcuni mercanti ed altri sudditi molto ricchi passarono la' e si limitarono a girare attorno alla pietra. Alcuni persino protestarono contro il re, dicendo che non manteneva le strade pulite; ma nessuno di loro provo' a muovere la pietra.
Ad un certo punto passo' un campagnolo con un grande carico di verdure sulle spalle; avvicinandosi all'immensa roccia, poggio' il carico al lato della strada tentando di rimuovere il macigno.
Dopo molta fatica e sudore, giunse finalmente a rimuovere la pietra, spostandola al bordo della strada. Torno' indietro a prendere il suo carico e noto' che c'era una piccola borsa nel luogo in cui prima era la pietra. La borsa conteneva molte monete d'oro e una lettera scritta dal re, che diceva che quella borsa d'oro era per la persona che avesse rimosso la pietra dalla strada.
Il campagnolo imparo' quello che molti di noi neanche comprendono:
"Tutti gli ostacoli sono una opportunita' per migliorare la nostra condizione"

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Mercoledì 19 Ottobre 2011 14:27

Gli amici non si abbandonano mai

Gli amici non si abbandonano mai.

Un uomo, il suo cavallo ed il suo cane camminavano lungo una strada.
Mentre passavano vicino ad un albero gigantesco, un fulmine li colpì, uccidendoli all'istante. Ma il viandante non si accorse di aver lasciato questo mondo e continuò a camminare, accompagnato dai suoi animali. A volte, i morti impiegano qualche tempo per rendersi conto della loro nuova condizione... Il cammino era molto lungo; dovevano salire una collina, il sole picchiava forte ed erano sudati e assetati. A una curva della strada, videro un portone magnifico, di marmo, che conduceva a una piazza pavimentata con blocchi d'oro, al centro della quale s'innalzava una fontana da cui sgorgava dell'acqua cristallina. Il viandante si rivolse all'uomo che sorvegliava l'entrata. - "Buongiorno" - "Buongiorno" rispose il guardiano. - "Che luogo è mai questo, tanto bello?" - "E' il cielo“ - "Che bello essere arrivati in cielo, abbiamo tanta sete!" - "Puoi entrare e bere a volontà". Il guardiano indicò la fontana. - "Anche il mio cavallo ed il mio cane hanno sete" - "Mi dispiace molto", disse il guardiano, "ma qui non è permesso l'entrata agli animali". L'uomo fu molto deluso: la sua sete era grande, ma non avrebbe mai bevuto da solo. Ringraziò il guardiano e proseguì. Dopo avere camminato a lungo su per la collina, il viandante e gli animali giunsero in un luogo il cui ingresso era costituito da una vecchia porta, che si apriva su un sentiero di terra battuta, fiancheggiato da alberi. All'ombra di uno di essi era sdraiato un uomo che portava un cappello; probabilmente era addormentato. - "Buongiorno" disse il viandante. L'uomo fece un cenno con il capo. - "Io, il mio cavallo ed il mio cane abbiamo molta sete". - "C'è una fonte fra quei massi", disse l'uomo, indicando il luogo, e aggiunse: - "Potete bere a volontà". L'uomo, il cavallo ed il cane si avvicinarono alla fonte e si dissetarono. Il viandante andò a ringraziare. - "Tornate quando volete", rispose l'uomo. - "A proposito, come si chiama questo posto?" - " CIELO." - "Cielo? Ma il guardiano del portone di marmo ha detto che il cielo era quello là!" - "Quello non è il cielo, è l'inferno". Il viandante rimase perplesso. - "Dovreste proibire loro di utilizzare il vostro nome! Di certo, questa falsa informazione causa grandi confusioni!" - "Assolutamente no. In realtà, ci fanno un grande favore. Perché là si fermano tutti quelli che non esitano ad abbandonare i loro migliori amici..." rispose il guardiano.

Non abbandonare mai i tuoi veri amici perchè:
Trovare un Amico è una Grazia.
Avere un Amico è un Regalo.
Conservare un Amico è una Virtù.
Essere Tuo Amico! È un Onore!!!

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Sabato 27 Agosto 2011 17:01

I giorni perduti

Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa sul camion.
Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città fermandosi sul ciglio di un vallone. Kazirra scese dall’auto ed andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel vallone, che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali. Si avvicinò all’uomo e gli chiese: “Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?”
Quello lo guardò e sorrise: “Ne ho ancora sul camion da buttare. Sono i giorni.”
“Che giorni?”
“I tuoi giorni.”
“I miei giorni?”
“I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?”
Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C’era dentro una strada d’autunno , e in fondo Graziella, la sua fidanzata, che se ne andava per sempre. E lui neppure la chiamava.
Ne aprì un secondo. C’era una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari.
Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk, il fedele mastino, che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare.
Si sentì prendere da una certa cosa quì alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere. “Signore!” gridò Kazirra, mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole. Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo di casse misteriose. E l’ombra della notte scendeva.

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